La tigre allo Zoo.

“Il primo impatto dell’attacco di una tigre non è prodotto dal corpo solido del felino, ma dal ruggito che, oltre a essere rumoroso come un reattore, possiede la misteriosa capacità di riempire lo spazio circostante, in modo tale che chi lo sente non sa dove dirigere lo sguardo. Da vicino, è un’esperienza squassante che ti separa da te stesso, che sconvolge e ingarbuglia quel sistema neurologico che dovrebbe salvarti proprio in questo genere di situazioni”*

Invece quel giorno allo Zoo non sentivo nessun rumore. Solo il soffio lontano del respiro della tigre in gabbia. Una fatica a respirare che faceva pena. Un ragazzino la provocava gettando sassolini nella sua direzione, che cadevano in un fosso, posto lì a dividere il pubblico dalla tigre. La pelliccia troppo chiara, come sbiadita, assorbiva tutti i raggi di sole di un agosto infinito. La gabbia non aveva il tetto. I genitori sgridavano il ragazzino, alzando la voce, spezzando il silenzio del respiro, che spariva tra i rimproveri.

Passavano così tante persone davanti alla gabbia che le loro voci avrebbero terrorizzato qualsiasi animale, tranne la tigre che restava ferma a respirare piano, come assonnata.

La drogheranno, dicevano tutti. Avrà mangiato troppo, o troppo poco. Chissà cosa ci mettono nel cibo. Le fanno una puntura.

Invece quello era un silenzio di preparazione. Si sarebbe capito di lì a poco. La tigre stava raccogliento le forze per ruggire una buona volta, e più forte che poteva. Non forte, anzi, ma a regola d’arte, come solo lei sapeva fare. Roar. O grrr. Il suo verso caratteristico riempiva ora il cielo e il labirinto naturale dello Zoo. Il ragazzino si era bloccato di colpo con il cuore accelerato. L’ultimo sassolino che avrebbe mai lanciato nella sua vita verso un essere vivente era rimbalzato sulla sponda del fosso. Quella lezione valeva più di tutte le parole umane. Non disturbare la tigre in gabbia, non farlo mai più.

*Questo raccontino trae ispirazione da: John Vaillant, La tigre, Einaudi. E: Demetrio Paolin, Non fate troppi pettegolezzi, Emilio Salgari, LiberAria Editrice.

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