Fiocco di Neve.

C’era uno scoiattolo bianco nel parco, si aggirava nei paraggi di Viale Virgilio. Sebastiano lo chiamava “Copito de Nieve”* perché gli ricordava il gorilla albino che aveva visto da piccolo allo zoo di Barcellona.

L’aveva impressionato al punto da dimenticarsene per molti anni.

Fino al giorno in cui aveva visto Fiocco di Neve, lo scoiattolo, saltare giù da una panchina. Le persone sembravano ignorarlo, e non curarsi più di tanto del fatto che la sua pelliccia fosse bianca come, in effetti, un fiocco di neve. L’idea di dargli da mangiare, come le migliori idee, era nata per caso. La soddisfazione di vederlo avvicinarsi dopo il lancio di una briciola era stata determinante. Una, due, tre briciole. In poco tempo, si era radunato un gruppo di tre, quattro altri scoiattoli. Questi tutti normali, ovvero con la pelliccia grigia.

Non sono di quelli che preferiscono gli animali alle persone. Diceva Sebastiano agli amici. E non sono un pazzo! Rivendicava.

Gli amici faticavano tuttavia a credere che Sebastiano non fosse – se non pazzo – per lo meno impazzito. Ricercavano le cause nella precarietà. Ma non bastava, poiché tutti loro, di quei tempi, vivevano una condizione simile alla sua. E nessuno in fin dei conti era diventato pazzo. O, per meglio dire, qualcuno ci era andato molto vicino ma, grazie alla forza del gruppo, a proprie capacità di resistenza e alla fortuna, si era fermato un attimo prima. L’altra possibilità era una delusione d’amore. Però l’ultima risaliva a molti anni prima. E il dolore nemmeno bastava, come quella intermittente miseria generazionale, a scatenare una simile follia.

Perché non è una follia. Insisteva Sebastiano, a cena o alle feste.

Tra l’altro, non faccio male perché gli scoiattoli nascondono in dispense segrete le loro scorte di cibo in grandi quantità e poi tante volte se ne scordano. Questo crea danni, che non sto a spiegare, all’ambiente. E li rende nervosi. Sono distratti, o più fragili di altre specie. Se io li nutro, diradano questo assurdo meccanismo, perché non dovrei aiutarli?

Tutti i giorni prima di iniziare la propria giornata Sebastiano si limitava a raggiungere Viale Virgilio e a cercare con lo sguardo Copito de Nieve e gli altri, per gettare un po’ di briciole di pane o noci. Prendere nota del cambio delle stagioni. Rendersi conto di quanto fosse singolare la pelliccia bianca del piccolo animale, e tornarsene indietro.

*Questa storia si ispira a un fatto vero e al racconto Il gorilla albino, contenuto in Palomar di Italo Calvino, Mondadori.

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