Il dolore non uccide.

Ti porto da mangiare. Non me ne rendo neanche più conto, ma è quel che faccio ogni mattina quando mi sveglio: non è la cosa più comoda del mondo, dal momento che tu piangi, anzi non è un pianto, è un grido silenzioso, la fai facile, tu, ti basta aprire becco e il mondo ti ascolta, sei la creatura più piccola e più sicura di sé che io abbia mai incontrato. Senza neanche accorgermene, sono diventata tua madre. O la tua cameriera, per lo meno. Ti porto da mangiare costi quel che costi. Guarda, solo Ida, la protagonista della Storia di Elsa Morante era più tenace di me nel cercare cibo per il figlio, Useppe. Tu mi ricordi quel bambino di quel romanzo, in effetti. Da quel giorno in cui ho trovato il nido, con te dentro, completamente solo al mondo. Non avevo mai sentito di un nido abbandonato con dentro un solo cucciolo di rondine. Eppure accade anche questo. Da quel giorno passo almeno un’ora a osservarti e a nutrirti. Che strano dono nella vita. Ma nemmeno un dono, perché non è né bella né brutta come cosa. Diciamo che non ho scelta, ma in un senso positivo, se si capisce cosa intendo. Come l’amore. Niente di che, ma ti sembra di non avere scelta, e la cosa a un certo punto non ti dispiace nemmeno un po’. Mi hanno consigliato di metterti in una gabbia. Ma non ci penso neanche. Meglio che stiamo così, ognuno nel suo mondo. E ci parliamo a nostro modo, nel nostro linguaggio comprensibile solo a noi due.

Questo raccontino è un omaggio a questo libro! Consigliatissimo a tutti. (Qui in un post su tazzina-di-caffè).

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s