Palombar.

Sono un cavalluccio marino, vivo nei pressi di una barriera corallina ma poco mi importa delle bellezze del luogo, dal momento che qui è un problema respirare. Respiro solo quando salto in aria. Solo là mentre salto in alto mi guardo intorno e mi accorgo che c’è l’atmosfera giusta per me. Oppure quando riesco ad ancorarmi con le pinne sulla roccia. Ma scivolo e non è cosa da tutti i giorni. I miei antenati si dice che guidassero il carro di Poseidone, il dio del mare! A me non è toccata la stessa sorte, anzi qualche volta scappo via come un pazzo dalla gente, qua attorno è pieno di turisti. Ci sono dei delinquenti che ci rapinano, anche se è illegale. I miei predatori non sono animali come me, ma gli umani. Le bestie non mi mangiano, per via della corazza dura che mi riveste. Non è la corazza infatti il mio problema, ma respirare. Gli umani hanno notato invece che c’è una specie di estetica nella nostra forma, e abbiamo poteri curativi, così dicono. Non ci cacciano per mangiarci ma così, tanto per fare. Ho dunque ben pochi momenti per fare scorta di centimetri cubi di aria e quando succede però è bellissimo. Qualche giorno fa mi è capitata una cosa. Saltavo come un’anguilla lassù e in cima a uno scoglio ho visto una persona. Si sa che gli umani non capiscono niente, non è detto che abbiano emozioni, salvo qualche esemplare raro, ma non ci sono studi scientifici al riguardo. Eppure mi pareva che quella persona mi guardasse negli occhi. Sicuramente era un turista. Una specie piuttosto variegata. Di solito, i fai da te sembrano meno aggresivi, tuttavia mai fidarsi. In ogni caso quello mi pareva mi avesse guardato con un’espressione intelligente, quasi buona. E respirava in modo evidente, come se volesse prendere più aria possibile. Non me la rubare! Qualche volta mi chiedo perché? Ho l’impressione che ci siano modi di vivere meno scomodi del mio. Scappare oppure saltare a prendere aria, dove rischiano di sottrartela anche gli umani con i loro polmoni. Ma quello lì che mi ha guardato mi ha dato fiducia. Come se volesse dire: guarda che c’è aria per tutti a questo mondo. Finché avrai energia per saltare, c’è un’atmosfera intera a tua disposizione. Mi consgiliano i miei parenti di imparare a respirare l’acqua, che si sta così bene. Ma io non mi rassegno. Voglio volare, voglio l’aria.

Questo raccontino è un omaggio a Palomar, di Italo Calvino.

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