Questa è la carta.

Sono una giraffa di carta. Di origami. Vivo in un siparietto di cartoncino, insieme ad altri animali della foresta. Non me la passo male. Ho capito solo di recente cos’è la carta di cui sono fatta. Da quando stavo per prendere fuoco per via delle maldestre manovre dei padroni di casa. Vivo in un appartamento pieno di bambini. O meglio, sono solo due ma mi sembrano fin troppi. Vivo qua perché sono nata dalle mani di questi genitori all’avanguardia che fanno giocare i bambini con gli origami più che ipnotizzarli con Peppa Pig. Per quanto, qualche volta li ho visti cedere e piazzarli di fronte allo schermo, senza troppe remore. La maggior parte del tempo però mi pare che in questa cameretta si giochi in maniera cosiddetta intelligente. Posto che siamo tutti d’accordo su cosa sia l’intelligenza. Per me, è sinonimo di buon senso, e sobrietà. Non so voi. Ma io sono abituata a veleggiare su alte atmosfere. Sono un po’ sempre costretta a stare sopra le parti. Ho questo sguardo d’insieme, mi danno della superiore ma sfido chiunque a vivere al mio posto. Sei obbligata, se sei al mio posto, a startene un po’ per conto tuo. Tutti lì sotto a divertirsi, a darsele di santa ragione, a sbranare prede, a scappare alla velocità della luce. Tutti insieme, sullo stesso piano, sulla stessa zattera chiamata terra. Mentre io…

Ah, sapeste cosa non si vede da qui. Immaginate di vivere al centesimo piano del più alto grattacielo del mondo, e non scendere mai. Ecco, quella sono io. Più in alto di me, ci sono sono gli uccelli, che però prima o poi scendono. Ad esempio i gabbiani. Ho qualche amico gabbiano: le uniche creature con cui mi trovo bene. Sì, però quando vogliono loro planano in picchiata e si appollaiano a fissare il vuoto sulle rive di una qualche spiaggia al tramonto. Mentre io? Sempre quassù, mai una discesa.

Non è che mi piaccia essere la più saggia, la più morigerata, la più seria. Sono costretta a esserlo dalla mia forma allungata. Qualcuno ha voluto che tendessi al cielo, più che alla terra. Ma vi stavo dicendo di quando ho capito cosa vuol dire essere una giraffa di carta. Vuol dire essere fragili, delicati, sottili e vulnerabili.

Le cose che contano sono così. Passava di qua la mamma di questi bambini con accesa una specie di candelina di Natale. Qui c’è la fissa del Natale. E per un pelo non dà fuoco all’elefante di carta, che ci rimane quasi senza la proboscide. Per fortuna niente di grave, con un soffio si è spento tutto. Ma lì ho capito quanto rischio tutti i giorni. Se basta una candelina di Natale a terrorizzare a morte l’elefante, figurati cosa potrebbe succedere a me. Comunque ho capito anche un’altra cosa. Che la carta è l’elemento naturale della mia vita. Sono fatta di carta, tutti lo siamo. Ecco l’unica verità. Da quassù, lo confesso, non ho capito altro che questo*.

* Questo raccontino si ispira a Questa è l’acqua di David Foster Wallace, Einaudi.

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