Il Cerchio.

Ho liberato un criceto dalla sua gabbietta. Continuava a girare in tondo nella ruotina di plastica, non riuscivo più a sopportare quel movimento senza mèta. L’ho fatto d’impulso, a casa di un amico, dopo cena, mentre tutti gli altri amici erano impegnati a chiacchierare e a bere amari e caffè. L’ho preso e l’ho messo in tasca: così, una volta tornata a casa, avevo il criceto nella giacca e probabilmente un amico disperato, o senza dubbio dispiaciuto, per lo smarrimento e la scomparsa del suo criceto.

Ora il criceto era libero, per colpa mia. Era spaesato, potevo sentire il piccolo cuore battere alla massima velocità attraverso il manto bianco e delicato. Ho provato a rassicurarlo con piccole carezze col dito indice sul suo capino, ho provato a dargli una noce da mangiare e addirittura a cantargli una canzone. Tutto è stato inutile, il criceto soffriva o provava qualcosa di simile alla sofferenza.

Mi pareva una situazione orribile e dopo una notte sveglia sono andata dal mio amico, e per fortuna era in casa, perché era domenica. Non mi ha nemmeno chiesto cosa ci facessi con il suo criceto in tasca, sulla porta di casa sua di prima mattina, tanta era la gioia di rivederlo. Una volta nella gabbietta, dentro la sua ruotina, il criceto pareva sentirsi meglio, e anche io.

Raccontino ispirato a Il Cerchio di Dave Eggers, Mondadori.

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