La vespa nel bicchiere.

Sono una vespa in gamba, una qualunque e un giorno giravo tra gli umani che partecipavano a una di quelle feste di paese dove si sta in compagnia, una fiera. Una di quelle sagre di fine estate dove più che altro c’è da mangiare e da bere. Era una giornata ancora calda, caldissima anzi. Speravo in qualcosa di meglio, in un po’ di fresco e vento per volare come piace a me, volteggiando. Invece era ancora così caldo che mi veniva da gironzolare intorno ai bicchieri degli umani, per provare a trovare dell’acqua e dissetarmi.

C’è da dire che gli umani hanno paura di me, perché non mi conoscono a fondo. Solo pochi esperti sanno riconoscermi: sono di quelle “finte vespe”, io. Assomiglio in tutto e per tutto alle vespe vere, ma di diverso ho che non mordo e non pungo e non sono velenosa. Se tutti lo sapessero, nessuno mi scanserebbe e nessuno tenterebbe di farmi fuori a colpi di giornali o manate.

Sembrare cattivi senza esserlo è il peggior destino, almeno avessi il pungiglione potrei confermare l’opinione che hanno di me, e finalmente diventare cattiva sul serio. Ma è inutile fantasticare, quando in verità sono solo una finta vespa innocua qualunque.

Fatto sta che gironzolavo in cerca di acqua da bere quando una ragazza mi ha fregata. Stavo lì a ronzarle intorno, quando lei mi ha catturata dentro a un bicchiere. Ci ho messo un po’ a capire che ero intrappolata. Noi vespe – vere o finte – facciamo fatica a distinguere i vetri e le cose trasparenti in generale. Come anche il bianco, che a noi pare qualcosa di infinito, e infatti andiamo sovente a sbattere su queste superfici. Non prendeteci in giro, siamo fatte così. Per questo preferiamo gli spazi aperti: le vostre costruzioni umane sono talmente ingannevoli…

Insomma questa ragazza mi ha rovesciato questo bicchiere in testa e io ci ho volato dentro per un bel po’. C’era qualche residuo di birra, ne ho assaggiato un pochino. Buonissima. Ci ho messo davvero tanto a capire che ho rischiato grosso. Pensavo di essere libera, invece ero in gabbia, potevo anche rimanerci secca.

La ragazza poteva tenermi lì per sempre, fino alla fine di tutto l’ossigeno che c’era dentro al bicchiere rovesciato sul vassoio. Invece ho avuto fortuna. Ecco, la mia è una storia di fortuna. La ragazza ha deciso di lasciarmi andare, ha capito che ero innocua, che non avrei mai fatto del male a nessuno. Ero buona io, è stata buona lei, è stata umana. La bontà, a dispetto di tutto, esiste, l’ho capito. Un piccolo gesto di bontà mi ha fatto volare via meglio di prima, e ben sperare negli uomini.

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