Ululato felino

C’è un punto della giornata in cui il buio scende sui tasti della mia tastiera e le lettere si fanno flebili segni bianchi come note musicali alte, simili al sol, al la e al si. I pensieri della giornata è come se volassero via dalla finestra della mia mansarda che inquadra mezzo cielo grigio-azzurro.

C’è un punto in ogni mia giornata in cui sento miagolare profondamente un gatto. Quando sono molto stanca, per un istante sospetto che quel verso antico e naturale provenga addirittura da me. Come un pianto, ma diverso. Come un discorso di difficile decifrazione, comprensibile solo a me. In realtà è solo un gatto che miagola allo spicchio di luna zuccherina che già si vede in lontananza. No, non è una gatta in calore, è un gatto maschio, lo conosco, so chi è. Dire “chi” di un gatto è come presupporre che abbia un’identità: una conquista così ardua per un umano, così spontanea per un felino. Lui è lui e lo sa e tutti lo sanno. Che sana invidia che provo per queste certezze senza tempo.

Questo ululato è per me come un monito a essere sincera. Lo aspetto ogni giorno e mi dico: ricordati che qualcosa di profondo e universale vive in te come in tutti. Umani e animali. Non è gioia, né dolore. Non so cos’è.

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