Il papavero contrariato.

Io vorrei darmi da fare, avere un vita normale. Fare il mio lavoro. Il mio lavoro è, anzi dovrei dire “sarebbe”, fare il papavero, ovvero essere bello e rosso; e ospitare una coppia di vespe che vivono dentro di me. Di anno in anno, questa dovrebbe essere la mia vita, e vorrei che lo fosse. Ho anche trovato casa. Non è stato facile, ma ora abito alle soglie di questo cantierino: non va mai avanti, lavorano da tre anni e non hanno ancora finito. Mi sono abituato a queste lamine d’acciaio, sono il mio panorama urbano e hanno il fascino dei non-luoghi. Chi sta meglio di me, anzi dovrei dire starebbe? Peccato che questo clima mi stia impedendo di essere sereno. Piove forte, grandina, poco dopo esce il sole. Io devo ancora smaltire un chicco di grandine che mi è entrato nel cuore che subito dopo è già tempo di ripararmi da un raggio di sole che tenta di trafiggermi. Dicono che sia la primavera, marzo pazzerello, aprile non ti scoprire. Ma io ho un sospetto – datemi del complottista – che qui ci sia qualcosa sotto. Tutta colpa degli umani: con le loro bombolette spray per capelli e gli scarichi delle auto, se non peggio, stanno rovinando il mio pianeta. Non ne ho la certezza, e questo pensiero mi rende contrariato oggi, e pure un po’ mesto.

papavero

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