Dietro la ringhiera.

Sono spaventose le cose cattive che mi hanno detto, e impunemente. Mi hanno dato del randagio, dopo avermi accarezzato, come se non gli servissi più. E, lo ripeto, impunemente. Data la mia natura selvatica, ci ho creduto, ma fino a un certo punto. Sapevo che la natura umana è questa. Questa miseria: e a cosa arrivano le persone pur di farsi strada nella vita, per meglio dire, non sapendo sopravvivere altrimenti, sopraffanno.

Ma “io sono un gatto”, non sono come loro.

Infatti, ben presto ho scordato blandizie e le offese, e ho continuato a cavarmela cacciando piccioni, bevendo pioggia, incontrando miei simili e scappando dai cani. Sono il gatto della circoscrizione, vivo dietro la ringhiera degli uffici comunali e osservo il mondo del quartiere, piccolo mondo che è lo specchio del grande mondo. Ho tre nomi, come dice il poeta. Il nome che mi sono dato io, sia chiaro, non lo saprete mai.

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