Giny.

Caro diario, ti inizio oggi perché mi va.

Sono la badante di nonno Gianfranco. Se sapessi questa lingua – in cui per ora pronuncio solo “medicina”, “parco”, “nonno Gianfranco” e “grazie” – avrei tante cose da dire. Al nonno farei i complimenti per esser stato un partigiano e tutte le medaglie che gli mettono, insomma quelle cose lì.

Al mondo – il mondo di qui – direi quanto sono stanca benché sembri giovane e piena di energie. Ho studiato veterinaria e mi sono laureata a pieni voti, ma la mia famiglia ucraina mi ha mandata qui poiché siamo in severe difficoltà economiche. Ho trovato subito questo lavoro con nonno Gianfranco tramite un’amica di un’amica. Sto bene, abbastanza, mi trattano decentemente e sopravvivo.

Ieri, caro diario, devi sapere che come ogni giorno ho accompagnato il nonno Gianfranco a passeggio nel parco dove c’è un campo da tennis e lui guarda le partite con sincero interesse e accanto a noi, che eravamo seduti sulla panchina, è arrivato questo cagnetto. Non saprei di chi era e come si chiamasse. Così ho deciso di chiamarlo Giny. Non so perché, ma appena l’ho vista, è una femmina, ho espresso un desiderio. Desidero fare il mio lavoro di veterinaria. Non sono la migliore veterinaria sulla piazza, lo dico subito, ma neanche la peggiore. Giny, fa che io faccia la veterinaria!

cagninotennis

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