Elvis. O dell’imprevedibilità.

Camminando lungo uno dei suoi soliti tragitti, il protagonista di questa storia non si aspettava niente di che. I soliti negozi di prodotti per la cura del corpo, il discount, il chioschetto del kebabbaro. Niente di che. Si aspettava solo i cani, che osservava mentre passavano.

Il protagonista di questa storia viveva da anni in uno stato d’animo rassegnato. Si era convinto che la sua vita fosse monotona. Indegna d’essere vissuta, noiosa.

In quel momento, comparvero, come prevedibile, in lontananza, due cani, uno molto piccolo e agitato, l’altro era Elvis.

Man mano che Elvis avanzava, il tizio protagonista di questa storia si accorgeva che però Elvis non era un cane: era un maiale. Di taglia media, grigio e scodinzolante.

Vedere un maiale al guinzaglio in quella via di Torino in un pomeriggio qualunque di settembre era strano. Non poteva certo dirsi un episodio di vita monotona.

Spostando lo sguardo sulla sua padrona, poco dopo, il tizio aveva notato che si trattava di una ragazza dall’aria solida e risoluta, con i capelli rosa, molto potettiva nei confronti di Elvis.

Fu infine chiaro al tizio che per lei ed Elvis, la vita aveva molto senso. Quale fosse il loro segreto, tuttavia, non l’avrebbe saputo dire.

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