Il volo dei colombi.

C’è qualcosa di sovrannaturale nel loro volo, non fosse altro che per il fatto che in effetti volano sopra la Natura, sopra di noi. Prima, non ci facevo gran che caso ma da quando a casa mia c’è un gatto, mi accorgo molto di loro, dell’importanza che hanno loro nel mondo.

Molte persone odiano i piccioni, a me invece piacciono. In cuor mio, li chiamo colombi che è un nome più dolce e rende giustizia. Tralasciando la motivazione maggiore dell’odio, ovvero “portano malattie” (e io controbatto dicendo: chi non le porta? L’uomo forse non porta malattie? Credetemi, da ipocondriaca vi posso garantirre che tutto porta malattie), trovo che siano creature misteriose. Da quando c’è Cosimo (il gatto) a fare la sentinella sul mio terrazzino, mi accorgo di quanto essi abbiano di atavico, di primitivo.

A ogni loro volo su nel cielo, vedo gli occhi del gatto spalancarsi con giallo stupore, ed è uno sguardo di caccia ma anche di sempiterna ammirazione per l’altro, e per l’alto. Per un istante, ogni volta, quel volo mi riporta alla preistoria, a grida mute di parole, a Natura e Natura bianca, verde, scura e solitaria, senza altro che tutto ancora da fare.

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