Il club del malaugurio

Una delle caratteristiche più barbare e retrograde dell’umanità – pensava la civetta mettendosi a posto le piume – è quella di attribuire cattivi auspici a noi animali. Devo ricordarmi questo concetto per l’ora del tè.

Arrivò dunque il pomeriggio e già il corvo, il gufo, il cane ululante e il gatto nero erano seduti ad aspettarla. Si trovavano al Bar dei Coraggiosi, dove veniva riservato loro un tavolo un po’ defilato, per non traumatizzare gli stolti.

Agli uomini piace credere che sia sempre colpa di qualcun altro se le cose gli vanno storte. Esordì il micio, lisciandosi la eco-pelliccia nera come la notte.

Esattooooooù fece eco il cane ululante (secondo gli uomini, esso porta sfortuna solo se ulula e lui ha un difetto delle corde vocali – che cura con l’omeopatia – per cui da un po’ non riesce a far altro che quel verso).

Io li trovo ridicoli quando fanno quei segni volgari in nostra presenza. Prese la parola la civetta, accomodandosi e cominciando a civettare con il merlo, che si stava unendo alla combriccola.

Ma come risolverla, sta faccenda? Domandò per ultimo il corvo.

Niente, rispose il gattino nero. Farci gli affari nostri. Se solo sapessero che è tutto il contrario, ovvero che portiamo fortuna, come ci resterebbero di sasso. E che spreco di energie! Peggio per loro. Meglio lasciarli lì, nella loro ignoranza e tenerci la buona sorte tutta per noi.

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