Sophie la giraffa.

 

giraffaEro in una piccola città nel mezzo del deserto australiano, lo chiamano il “red centre”. Il centro rosso. Ed è vero: lì la terra era rossa e il sole infuocava nel pomeriggio. Ero una bambina e non me la passavo bene ma neanche tanto male, almeno era quel che credevo io, mi sentivo così così, in modo discreto. Giravo con gli amici dei miei, alcuni aborigeni che andavano e venivano da un edificio che non conoscevo. E in particolare avevo un’amica della mia stessa età con cui ci raccontavamo tutto, compresi i progetti per il futuro. Il mio era di andare su un veliero. Non è che sapessi di preciso cosa fosse un veliero ma appena pronunciavo la parola “veliero” mi sentivo molto più felice.

Un giorno sono entrata in un negozio con il magone. Il magone è quella cosa per cui hai spesso voglia di piangere. Non ricordo il perché. E ho visto una di quelle palle di vetro che di solito si usano a Natale o nei negozi di souvenir con dentro i paesaggi e la neve finta. Ne ho viste parecchie di quelle palle di vetro, soprattutto nei film e c’è chi le colleziona. Il negozio era molto bello e c’erano delle signore, al bancone, molto tranquille e serene e la loro calma mi faceva venire voglia di piangere.

Dentro la palla che ho visto anziché i paesaggi di Natale però c’era una giraffa. Sulla scatola della confezione c’era scritto che si chiamava “Sophie”. Io non avevo i soldi per comprarla e così sono stata almeno dieci o più minuti a guardarla per non dimenticarne nemmeno il più piccolo particolare.

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